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04/03/2017 - Spettacolo

Al Teatro al Parco "Sorry boys", la Comune delle ragazze ribelli


Appuntamento questa sera nell'ambito della rassegna sulla scena contemporanea del Teatro delle Briciole

Un affresco corale del modello di mascolinità che la società contemporanea impone agli uomini, dove a parlare sono i protagonisti, non attori veri e propri ma trasfigurati in altrettante “teste mozze”, maschere parlanti di una comunità smarrita che per ritrovarsi deve cambiare strada. Si intitola «Sorry, boys», il nuovo lavoro di Marta Cuscunà, giovane autrice e attrice che il pubblico parmigiano ha già apprezzato  in più occasioni, in scena il 4 marzo alle 21 per «Serata al Parco», la rassegna sulla scena contemporanea del Teatro delle Briciole. Dopo lo spettacolo l’artista incontra il pubblico, conduce Fabrizia Dalcò, autrice del blog «In genere: dedicato a donne e uomini».

Cuscunà ha studiato in profondità testimonianze e fonti di varia natura intorno a un fatto di cronaca realmente accaduto, quello delle 18 adolescenti rimaste contemporaneamente incinte a Gloucester in Massachusetts nel 2008. Alcune ragazze avrebbero pianificato insieme la loro gravidanza, come parte di un patto segreto, per allevare i bambini in una specie di comune femminile. Giornalisti da tutto il mondo invasero la cittadina nel tentativo di trovare una spiegazione per un patto così sconvolgente. Ma rimasero a mani vuote perché l'intera comunità, turbata dal fatto che la vita sessuale delle proprie figlie fosse diventata il pettegolezzo dei talk show di mezzo mondo, si chiude nel silenzio più assoluto. Ma il fatto di Gloucester trova una spiegazione a partire dalla diffusione della violenza maschile in famiglia, rivelata da testimonianze e denunce fatte alla polizia, che innescò una manifestazione di 500 uomini, una marcia nelle strade della cittadina per sensibilizzare la comunità al problema. L'idea che sta alla base di «Sorry, boys» è che a Gloucester la contestualità tra il patto delle 18 ragazze e la marcia degli uomini, non sia stata solo una coincidenza e che tutto ciò abbia a che fare con il modello di mascolinità che la società impone agli uomini.

Cuscunà trasferisce sulla scena la comunità offesa di Gloucester ma lo fa nella forma di due schiere di teste mozze appese, come le teste della serie fotografica “We are beautiful”, che il fotografo ventisettenne Antoine Barbot ha realizzato nel 2012 e che sono state l'ispirazione da cui è partita Cuscunà per progettare e costruire le macchine sceniche di «Sorry, boys». Da una parte gli adulti: i genitori, il preside, l'infermiera della scuola. Dall'altra i giovani maschi, i padri adolescenti.  Sono tutti appesi come trofei di caccia, tutti inchiodati con le spalle al muro da una vicenda che li ha trovati impreparati. 

Lo spettacolo è il terzo capitolo del progetto “Resistenze femminili”, che ruota intorno a un quesito di cruciale importanza: se è vero, come dimostrano i dati economici pubblicati da Eurostat e World Economic Forum, che in Italia le donne sono subalterne agli uomini (in quanto lavorano meno, guadagnano meno e sono meno rappresentate), perché non si ribellano come fecero le femministe? «Mi sembra di fondamentale importanza – dice Cuscunà - smantellare i pregiudizi e gli stereotipi che i giovani di oggi hanno riguardo al femminismo e alle femministe, raccontando esempi positivi di donne che hanno lottato per riscattare la condizione femminile».

Testo regia e interpretazione sono di Marta Cuscunà, la progettazione e realizzazione delle teste mozze è di Paola Villani, disegno luci di Claudio “Poldo” Parrino, disegno del suono Alessandro Sdrigotti, animazioni grafiche Andrea Pizzalis, costume di scena Andrea Ravieli, co-produzione Centrale Fies . Nello spettacolo si segnala la presenza di riferimenti sessuali espliciti nel linguaggio.





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