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01/10/2017 - PARMA Spettacolo

Festival Verdi: applausi per Stiffelio al Teatro Farnese nel nuovo allestimento di Graham Vick


L’opera eseguita nell’edizione critica con Guillermo Garcia Calvo alla guida di Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Il pubblico si è potuto muovere all’interno dello spazio scenico e seguire il libretto dell’opera sul proprio smartphone

Graham Vick, per la prima volta a Parma, firma il nuovo allestimento di Stiffelio, che debutta il 30 settembre (repliche 6, 13, 21 ottobre) al Teatro Farnese di Parma, in coproduzione con la Fondazione Teatro Comunale di Bologna, con le scene e i costumi di Mauro Tinti, le luci di Giuseppe Di Iorio e i movimenti coreografici di Ron Howell. Maestro concertatore e direttore Guillermo Garcia Calvo, che dirige la partitura nell’edizione critica curata da Kathleen Kuzmick Hansell, sul podio di Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna, maestro del coro Andrea Faidutti. Protagonisti Luciano Ganci (Stiffelio), Maria Katzarava (Lina), Francesco Landolfi (Stankar), Giovanni Sala (Raffaele), Emanuele Cordaro (Jorg), Blagoj Nacoski (Federico di Frengel), Cecilia Bernini (Dorotea). Proseguendo il progetto Maestri al Farnese inaugurato lo scorso anno, il secentesco teatro ligneo, è il luogo della sperimentazione affidata a grandi registi, maestri della scena contemporanea.

“Lina si innamora di Rodolfo Müller e lo sposa – scrive Graham Vick. Si scopre che è un pastore evangelista carismatico, Stiffelio. Costui trascura la moglie per inseguire la propria vocazione, lasciando Lina costantemente da sola. Lei è sedotta dalle confortanti attenzioni di Raffaele. Il padre di Lina la dissuade dal confessare a suo marito ciò che ha fatto ponendo l’apparenza esteriore e la reputazione - specialmente la sua - al di sopra della pace mentale di sua figlia. La costringe a mantenere il segreto in famiglia, sarà il loro piccolo segreto. Quando i sospetti di Stiffelio sono destati, l’uomo di Dio si scopre incapace di mettere in pratica ciò che predica; per lui le donne sono le “custodi del pudore”, mentre l’uomo racchiude in sé un “occulto nell’anime”. Il male nell’unità familiare e la rottura di un matrimonio è il coraggioso soggetto di Verdi”.

“La scelta di Stiffelio è un momento decisivo della sua carriera: è un’opera contemporanea alla sua epoca e lo è tuttora per noi. Come Ibsen, Verdi ha rinunciato a soggetti storici e ha messo in scena il proprio tempo.

Il libretto sorprendentemente diretto di Piave e la compatta scrittura compositiva di Verdi evocano un claustrofobico mondo di ipocrisia e intolleranza. Dobbiamo ricordare che Verdi ha vissuto al di fuori del vincolo matrimoniale con una donna già sposata che era reietta dalla garbata comunità di Busseto. Stiffelio riflette nell’intimo un mondo di segreti e trame nascoste, un mondo di gente che parla sottovoce”.

Inaugurando un nuovo modo di gestire il mercato operistico, in cui non più il teatro ma l’editore si faceva committente in accordo con il compositore, nel 1847 Giovanni Ricordi propose a Verdi di scrivere una nuova opera. Stiffelio andò in scena il 16 novembre 1850 su libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma Le Pasteur, ou L’Évangile et le foyer di Émile Souvestre e Eugène Bourgeois. Il debole successo e le continue modifiche imposte dalla censura spinsero Verdi a trarne una nuova versione, dal titolo Aroldo. Stiffelio tornò in auge al Teatro Regio di Parma ove l’opera rivide la luce per la prima volta in tempi moderni diretta nel 1968 da Peter Maag.





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