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28/11/2017 - PARMA Politica

Paolo Scarpa: "Il quadro che esce dalla classifica del Sole 24 Ore riassume le contraddizioni di Parma"


"La responsabilità è della politica, della sua classe dirigente, a tutti i livelli, che si accontenta da tempo di una narrazione edulcorata, in conflitto con la realtà"

Il quadro che esce dalla classifica del Sole 24Ore riassume le contraddizioni di Parma, città splendida per cultura, qualità delle sue imprese, radicamento del volontariato, ma in crisi strutturale per aspetti che toccano da vicino la vita delle persone e la sua identità di città. La responsabilità è della politica, della sua classe dirigente, a tutti i livelli, che si accontenta da tempo di una narrazione edulcorata, in conflitto con la realtà. Il tema della sicurezza è centrale, è un tema di diritti negati, del diritto alla serenità in primis, ma non è l’unico, se vi sono aziende  e esercizi commerciali che continuano a chiudere, se vi è una povertà in crescita (l’ultimo rapporto Caritas è drammatico), una denatalità preoccupante, se vi sono assets strategici come l’aeroporto che non riescono a uscire da uno stallo pluriennale, se un sistema socio economico potenzialmente straordinario non riesce a costruire in modo coeso una strategia comune.  Non è normale che tanti giovani di Parma siano costretti a emigrazioni forzate per trovare un lavoro di qualità fuori da qui. Parma, unica città in Italia insieme a Torino sede di una agenzia europea, avrebbe una fortissima vocazione europea, che non sa tradurre in un progetto di sviluppo. Per capire l’entità delle opportunità inesplorate, basterebbe il confronto impietoso con Reggio Emilia, che ha una ben maggiore capacità di attrazione di fondi comunitari, avendo creato da tempo una Agenzia ad hoc. I grandi modelli europei di città sostenibili, Oslo o Friburgo, sono lontani anni luce da quello che qui viene fatto, nel concreto (non nei convegni). E la questione ambientale è da anni elemento di debolezza. Non basta promuovere la raccolta differenziata, in una città che soffre di un inquinamento permanente dell’aria a cui non si sono contrapposte politiche forti. Si discute nei convegni di smart city, di città intelligenti, ma paghiamo il ritardo nella sostituzione di troppi mezzi pubblici obsoleti, nella miseria di una elettrificazione del trasporto privato che vede solo ad oggi una decina di colonnine di ricarica nel tessuto urbano e un car-sharing elettrico sostanzialmente inesistente. Siamo in assenza di una politica di incentivazione seria alla riconversione energetica degli edifici privati, che, tra l‘altro, permetterebbe il rilancio di un settore in difficoltà come l’edilizia. Ancora oggi la rete delle piste ciclabili è di entità modestissima in una città che nella bicicletta vede il suo mezzo di trasporto naturale. Sulla sicurezza abbiamo già detto più volte, richiamando il Comune a una assunzione di responsabilità, che continua, nei fatti, a non volere esercitare. È una questione di legalità che tocca le istituzioni, ma è anche una emergenza sociale, che tende seriamente a mutare la sensibilità democratica dei cittadini, se vi sono evidenti segni di intollerabile neo razzismo, che Parma non ha mai conosciuto, fomentati da chi strumentalizza e mette in un calderone sicurezza e immigrazione, colpendo la stragrande maggioranza di stranieri che vivono, lavorano, studiano a Parma e sono le prime vittime della criminalità organizzata. Il rischio è di predicare nel deserto, ma continuiamo a essere convinti che Parma abbia bisogno di meno narrazioni autoassolutorie e di una più concreta attenzione ai bisogni della città e delle persone.





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