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15/12/2017 - PARMA Spettacolo

Daniele Albanese, una danza che indaga il confine tra il chiaro e l’oscuro


Dopo il debutto ad Avignone, il coreografo e danzatore parmigiano con la sua compagnia Stalker presenta domani, nella stagione del Teatro delle Briciole, il suo nuovo spettacolo «Von»

Nell’ambito della rassegna del Teatro delle Briciole «Serata al Parco - Proposte di teatro contemporaneo», sabato 16 dicembre alle 21 va in scena al Teatro al Parco «Von», del coreografo e danzatore parmigiano Daniele Albanese, fondatore della Compagnia Stalker. Dopo lo spettacolo la studiosa di audiovisivi Jennifer Malvezzi (Università di Parma) incontrerà Albanese in un dialogo trasversale tra danza e immagini in movimento, aperto alla partecipazione del pubblico.

Ideato e realizzato da Albanese, anche interprete con Marta Ciappina e Giulio Petrucci, disegno luci di Alessio Guerra, musica originale di Lorenzo Donadei – Luca Nasciuti (ultimo assolo), lo spettacolo, che  arriva a Parma dopo l’applaudito debutto a «Les Hivernales» di Avignone, è nato dopo un periodo di residenza al Teatro al Parco ed è coprodotto da una rete di importanti partners europei: Torinodanza festival, Les Hivernales di Avignone, Les Halles de Schaerbeek con il sostegno di Garage29 di Bruxelles, l’Associazione Stalk/Parma.

Formatosi in Olanda allo European Dance Development Centre con i grandi maestri del postmodernismo americano come Steve Paxton, Eva Karlzag, Lisa Kraus, Benoit Lachambre, Daniele Albanese ha lavorato come interprete con coreografi come Peter Player, Tony Thatcher, Virgilio Sieni, Nigel Charnock, Karine Ponties. Nel 2002 ha fonda la compagnia Stalker con lo scopo di indagare la danza come linguaggio e presenta i propri spettacoli in importanti festival e teatri in Italia e all’estero.

Nello spettacolo «Von», racconta Albanese, «l'orizzonte degli eventi delimita in un buco nero una immaginaria superficie di spazio-tempo  che separa i punti da cui i segnali possono fuggire da quelli per cui ciò non è più possibile. Questa zona immaginaria di  confine e di passaggio tra ciò che è chiaro e leggibile e ciò che è oscuro e misterioso è la zona di indagine di Von

«Una riflessione sulla danza – continua il coreografo - intesa come continua mutazione e trasformazione in rapporto con le forze  che agiscono sui corpi e sullo spazio in una coreografia di movimento, luce e suono. Forze naturali, forze fisiche e forze politiche che mutano, distorcono e muovono i corpi e il loro incedere nel tempo,  onnipresente personaggio di questo spettacolo». 





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